Wednesday, March 29, 2006

Le minacce spuntate della sinistra

Poggiano su un presupposto molto esile la decisione di Romano Prodi di non apparire sulle reti Mediaset e le minacce di Massimo D’Alema di costringere Silvio Berlusconi a rinunciare alle proprie aziende o ad uscire dalla vita politica. Questo presupposto è che l’Unione esca dal voto del 9 aprile non solo vincitrice, ma anche con una maggioranza talmente ampia da consentirle di sciogliere in un colpo solo il nodo del berlusconismo colpendo il Cavaliere al cuore delle sue aziende. Al momento, ovviamente, nessuno è in grado di escludere una ipotesi del genere. [leggi per intero]

1 Comments:

Blogger celestino ferraro said...

L’ETTERNO CONFLITTO
Non è che qui da noi, trattando di pollitologia, scarseggino gli azzeccagarbugli. Falange di pollitologi ogni santo giorno si slanciano nell’agone pollitologico e sbrindellano quelle leggi che, secondo loro, regolano la nostra vita sociale diversamente da loro illuminato chiocciolare.

La Costituzione è il molok volterriano nel cui nome le più illuminate sopraffazioni liberiste si esercitano artigianalmente, tutte fatte a mano, scritturate ad personam dall’amanuense in servizio nella garitta della torre guelfa. E quando le cose si complicano come un puzzle, c’è sempre l’ottimo barone de Secondat che dà qualche “esprit des lois” ai più confusi. Si ritorna, come a un Gioco dell’oca, alla casella principale: “IL CONFLITTO D’INTERESSI”.
Che diamine! Anche i bambini sanno che ogni bel gioco è bello quando dura poco.

No! Qui da noi i giochi sono come sono ed ogni giocatore ha il suo sasso nella manica da lanciare al momento buono. Barare non è un’arte, i bari sono alla rinfusa, ciascuno gioca per sé e Dio per tutti. Diciamo che tutte le scuse sono buone per non perdere prebende e cadreghino: un plagio napoleonico che se la schiaffò in testa (la corona imperiale): “Dio me l’ha data, guai a chi la tocca”! Parafrasando: “C’ho messo i glutei sopra (alla poltrona), guai a chi me la tira”.

La polemica impazza e incrudelisce sul tasso delle tasse. Ecco perché si riesuma “il conflitto d’interessi”. È una sottospecie di ricatto che, come una pistola, la si punta contro il Cavaliere quando fa il “cattivo delinquente”.
Noi, dice l’irato prence di sinistra, ai prodi suoi all’attacco di Palazzo Chigi: noi non metteremo tasse. Benissimo! (Quasi un “non faremo prigionieri” del Cesare pugnalato dall’Ariosto).
Berlusconi è già provato che le tasse l’ha levate. Bravissimo!
I conti d’Italia però, la casa nostra, vanno a rotoli o giù di lì. Malissimo!
Allora? i prodi non metteranno tasse; Berlusconi le ha già tagliate. È tutto come prima?

Andiamo, siate seri. Questo popolo sovrano avrà pur qualche diritto, se non altro quello di non esser preso per il fondello. Queste tasse son necessarie o son l’orpello ch’a sinistra si lucida per l’imbonitura? C’è o non c’è Visco il vampiro, assiso là, sur la rive gauche dello Stige, in attesa dell’Italia immiserita?

E putacaso tanto clangore fosse un’impostura, come s’aggiusteranno i conti della spesa? Cambiare capitano è cosa vana? Berlusconi va bene come Prodi? e l’equipaggio che c’è, sta bene dove si trova, senza sbarcare ed imbarcar nuovi cadetti?
S’è capito, il nuovo staff di sinistra, quello che chiama i prodi alla ventura, vorrebbe traslocar per darsi la revanche, su quel 2001 perduto col ribaltone che dié al Cavaliere la Nike maggiolina.
Celestino Ferraro

Ps – (“Si farà di più e meglio se ce lo farete fare”, canta il Cavaliere).

9:28 AM  

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