Friday, March 03, 2006

Le anticaglie e petrelle della Cgil

Non è solo un reperto archeologico il patto di legislatura proposto al centro sinistra dal segretario della Cgil Guglielmo Epifani in caso di vittoria di Romano Prodi alle elezioni del 9 aprile. E’il segno inequivocabile che il principale sindacato italiano, quello che per decenni è stato la cinghia di trasmissione della sinistra politica, non è più capace di leggere la realtà della società nazionale. L’idea di stipulare un accordo di ferro con un governo “amico”, per garantire la pace sociale in cambio dello scaricamento dei costi della crisi economica sulle sole spalle dei ceti non sindacalizzati, risale al consociativismo degli anni ’70. [leggi per intero]

2 Comments:

Blogger celestino ferraro said...

(AL SERVIZIO DEL POPOLO SOVRANO)

SERVITORI MILIARDARI (in vecchie lire)

Sto al 100% fra i 25 lettori del Manzoni e al 96% (?) dei lettori dell’articolo di Jacopo Iacoboni (La Stampa del 3 marzo 2006) che si diletta, questa mattina, a far le pulci ai conti (dichiarazione dei redditi) dei parlamentari che sono al servizio del popolo sovrano.

Un popolo di pezzenti, a quanto comunicano le statistiche di queste ore, che si permette il lusso di mantenere al proprio servizio dei nababbi il cui reddito annuale è almeno 50 volte quello del loro datore di lavoro.
Nulla da eccepire sui servitori antichi (ahimè!), lo spartano Pajetta, l’austero Berlinguer, l’ordinario De Gasperi coi suoi frusti maglioni da montanaro, personaggi di quell’Italietta che si affacciava alla libertà e al boom economico con le mani callose, le scarpe grosse e il cervello fine.

Oggi le mani sono da manicure, lisce, ben curate, niente più calli a renderle ruvide; le scarpe sono di tenero vitello, su misura (1.500.000 di vecchie lire); il cervello s’è adeguato, s’è fatto scaltro e non insegue più fantasie moralistiche che l’inceppino nella conclusione del servaggio.
Molti sono gli affari che la classe dirigente del Paese è costretta a curare nell’interesse del popolo sovrano: bene o male ci scappa sempre l’onorario professionale che costringe un Consorte ad intascare 100 miliardi (di vecchie lire) quale prebenda dovutagli per la senseria svolta.
Ma c’è anche di meglio, o di peggio se si vuole. Lo chiamano “Libero mercato” anche se non sono vacche quelle che pascolano fra Montecitorio e Palazzo Chigi.

Accade perciò che ad ogni scadenza di Legislatura, con lo scioglimento delle Camere, la corsa a rinnovarsi al servizio del popolo sovrano, si faccia sempre più contesa e la ressa dei servitori si tramuti in una gran corbeille dove le grida dei venditori si confondono con quelle dei compratori.

Un ingegnere aeronautico, scrive Jacopo Iacoboni, dopo trent’anni di professione, guadagna duemila euro al mese (3.872.540 vecchie lire x 13 mensilità = 50.343.020 annue); i nostri servitori del popolo sovrano intascano 460.146. 000 di vecchie lire, euro più euro meno (più annessi e connessi per gli optional).
Sfido bene che a queste condizioni la ressa di servitori che ambiscono al servizio sia tumultuosa (mogli, mariti, fratelli, nonni attempati, nipoti e pronipoti), tanto da indurre figli di padri vituperati dal padrone ingrato, a rinnegare il proprio genitore offrendosi supini al servizio dell’ingratitudine.
Buleuti dell’Atene antica (457-456 a.C.) che Pericle pensò di remunerare con pochi spiccioli per compensarli del tempo dedicato alla polis.
Sembra quasi di poter dire che “Business is business”: checché se ne pensi.
Celestino Ferraro

3:49 AM  
Blogger celestino ferraro said...

Qual è l'EPIFANIA mensile di Epifani?

3:51 AM  

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